Poche
parole come “Natale” rievocano nella nostra mente il loro significato
immediato. Natale significa perciò freddo, significa paesi e città
illuminati a giorno e migliaia di gambe e di braccia freneticamente in corsa
contro il tempo per acquistare il più bel regalo, il giaccone più
caldo, per preparare l'albero più appariscente o organizzare le settimane
bianche più “in”.
Natale per tante persone significa altresì nascita di Cristo,
l’evento che ha cambiato il corso della storia. Un Dio che si è
fatto carne per divenire nostro compagno di viaggio.
Quest’evento che San Francesco di Assisi volle rappresentare a
Greccio nel primo Presepe vivente è per la nostra comunità
parrocchiale una buona occasione per rivivere quella magica notte, notte
di luce e di estrema tenerezza di un Dio che ci ama così tanto
da farsi bambino.
Ecco perché la realizzazione del presepe vivente a Quarto non
vuole essere soltanto un invito a riscoprire e far riscoprire ai visitatori
un’antica tradizione molto radicata nelle nostre terre del meridione
d’Italia, ma soprattutto un’esortazione allo stupore: stupore
dinanzi al mistero dell’INCARNAZIONE del Verbo, stupore al cospetto
di un piccolo essere di carne che si propone come Dio-con-noi.
Da questa iniziativa, non priva di difficoltà organizzative, ci
attendiamo altresì che possa scaturire una ventata di energia nuova,
che dia linfa e valorizzi in maniera permanente, sotto il profilo ambientale
e quello commerciale, una zona di Quarto conosciuta come la "Macchia”, di grande interesse paesaggistico e ambientale ma un po’ emarginata.
L’augurio infine è che questa sacra rappresentazione della
Natività possa essere motivo di profonda riflessione e indurre
ciascuno di noi a sapersi mettere in discussione, a sentire il bisogno
di un Dio amico che ci guidi e ci accompagni nel cammino della vita.
